“Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”. Italo Calvino

L’ultimo post intitolato “il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta” è stato pubblicato su differenti canali ed ha visto attiva partecipazione da parte di molti frequentatori della rete, che ringrazio.

Quello che si vede dai commenti è che le mille sfaccettature della comunicazione rendono l’argomento molto vario, da un lato, ed anche difficile da abbracciare interamente perché due braccia non bastano, dall’altro.

Semplificando e raggruppando i vari contributi  ne è uscita una ulteriore analisi che a mio parere merita di essere condivisa.

 

Innanzitutto leggo che la comunicazione viene percepita come molto varia, può essere impacchettata nelle forme di istruzione o informazione, comando o feedback, ciò che trova tutti concordi è che la comunicazione avviene sempre ogni qualvolta ci sia un contatto tra un mittente ed un destinatario.

Esiste poi una forma ottimale della comunicazione, quella che si completa con il feedback del ricevente per accertarsi che il messaggio sia stato compreso, e questa forma può essere completata da uno stile che varia dall’assertivo al passivo, passando per l’aggressivo, tanto per citarne alcuni.

Mi fa piacere leggere che molte persone sono d’accordo sul fatto che il tanto sventolato “problema di comunicazione” in realtà è un problema di qualità di comunicazione, non di quantità. Anzi, alcuni commenti evidenziano come la quantità, oltre un certo livello, diventa uno spreco di energie e genera nel ricevente una reazione di filtraggio delle informazioni che non può essere gestito dal mittente.

Bye Bye messaggio.

 

Ciò che rende debole la comunicazione è il fatto che ogni destinatario la riceve e la adatta al suo modo di vedere ed interpretare le cose.

Oltretutto, in mancanza di indici referenziali si raggiungono più destinatari ma il messaggio subisce un forte adattamento da parte del ricevente. Al contrario, in presenza di chiari riferimenti si scatena una certa resistenza e il messaggio non passa comunque. Se dico “dobbiamo essere più focalizzati” troverò molti d’accordo ma ognuno si focalizzerà sulle proprie priorità. Se dico “dobbiamo focalizzarci di più sulle vendite primaverili dell’area londinese” molti scarteranno il messaggio perché non combacia con la loro strategia o non credono di essere coinvolti data la specificità del messaggio. La somma di queste debolezze spiega come mai il mittente riesca ad ottenere un “capture rate” molto basso dalla comunicazione del suo messaggio, nonostante la certezza di aver comunicato nel modo migliore possibile.

 

Se questo è accettabile in una campagna di marketing, non lo è quando si deve risolvere un problema che può influenzare pesantemente il nostro futuro. Questo era il punto su cui volevo provocare la discussione e su cui voglio continuare oggi.

Mi fa piacere trovare commenti a supporto della tesi che la sola comunicazione non costituisce una soluzione, può contribuire al risultato, si, ma da sola non funzionerà la maggior parte delle volte. Ha bisogno di essere rinforzata dal comportamento di chi la emette, ha bisogno di essere capita dal ricevente, in alcuni casi non deve poter essere negoziabile e va accompagnata da premi o sanzioni. Inoltre deve essere breve, concisa ma esaustiva, coerente, e deve anche saper scatenare nel ricevente la reazione che il mittente si aspetta. E’ tanta, troppa roba!

 

 

Molto meglio faticare di più all’inizio, cercare soluzioni nei processi di lavoro e nei modi di operare, così da non affidarsi alla sola comunicazione per cambiare il comportamento altrui, bensì guidando il più possibile il comportamento degli altri attraverso il messaggio breve e conciso, attraverso  il nostro comportamento, aggiungendo di metodi e processi che possono essere svolti solo nel modo corretto, in altri termini, adottando soluzioni Poka Yoke, a prova di distrazione, altrimenti l’esito finale della storia lo deciderà sempre l’orecchio di chi sente, non la voce di chi parla.








2 Responses to ““Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”. Italo Calvino”

  1. pasze dla slimakow ottobre 12, 2014 at 11:16 am #

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  2. slimaki afrykanskie ottobre 23, 2014 at 2:55 pm #

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