Chiunque può rendere complicato ciò che è semplice, ci vuole un genio per rendere semplice ciò che è complicato

La cultura Lean poggia sull’implementazione di un solido approccio Jidoka. Questo è solo uno dei tre pilastri ed è, sfortunatemente, forse quello più lontano dal pensiero comune, molto più degli altri due che sono basati sul sincronismo dei materiali (1) e sullo sviluppo dei soft skills delle persone (2).
Il risultato è che molti dei tentativi di implementare la Cultura Lean finiscono per essere estremamente deboli riguardo il pilastro Jidoka, ed altrettanto deboli risultano essere le culture che ne conseguono. Potrebbe dipendere dal fatto che alcune traduzioni del tempio lean sistituiscono Jidoka con Qualità, e qui il senso viene facilmente travisato. Per carità, Jidoka aiuta a migliorare la qualità perchè aiuta ad intercettare gli errori, ma se limitiamo il suo senso solo a questo perdiamo la maggior parte del suo significato. Vediamo di capirci qualcosa di più.

E’ veramente così difficile implementare la parte Jidoka o è solo un problema di comprensione del suo significato che possiamo colmare per rinforzare la Cultura Lean nella nostra organizzazione?

Proviamo a renderlo molto semplice, per due ragioni. La prima ragione è che più semplice diventa il concetto e più facile sarà la sua adozione, e questo vale come concetto generale. La seconda ragione per renderlo semplice è legata al fatto che Jidoka ha proprio lo scopo di rendere le cose semplici. Facile no?

Potremmo tradurre Jidoka in autonomazione, “automazione con il tocco dell’uomo”.
Dietro questa semplice frase si nasconde un concetto estremamente semplice. Non cadiamo nell’errore di focalizzarci troppo sulla parte di traduzione che parla di “automazione” che è la parte complessa da concepire ed implementare, focalizziamoci invece sulla seconda parte della traduzione, “il tocco dell’uomo”, che è la chiave per capirne il significato.
Pensiamo anzi a Jidoka come al concetto talvolta utilizzato dietro all’acronimo KIS o KISS: “Keep it simple”, ovvero “rendilo semplice” ;-) .

Quindi di cosa parla Jidoka?
Jidoka parla di fare le cose “bene al primo tentativo” e della semplificazione. Come possiamo immaginare una cultura Lean senza pensare ad una forte semplificazione delle cose? Se uno dei pilastri è la sincronizzazione e l’altro è lo sviluppo degli skills, due argomenti che potrebbero aumentare la complessità del sistema, dove sta il concetto di semplificazione?
Ecco dov’è, è nel pilastro Jidoka.

Come questo si traduca nelle attività di tutti i giorni è altrettanto semplice: dobbiamo focalizzarci sul miglioramento dei processi per quanto concerne la parte stabile e ben nota di essi, sfruttando la sempreverde regola di Pareto 80/20, concependo ed implementando processi facili e lineari che possano coprire l’80% dei casi richiedendo solo il 20% della fatica nell’eseguirli, o anche meno. Questa parte semplice e stabile dei processi può quindi essere automatizzata, il che non significa necessariamente che debba essere robotizzata o dotata di macchinari complessi, significa semplicemente che il processo funzionerà in maniera lineare senza richiedere eccessivi sforzi.

Con questa semplificazione ed automazione tutto ciò che cadrà fuori dai processi, il restante 20% dei casi, costituisce una golosa opportunità per coinvolgere l’uomo con il suo tocco, per studiare le deviazioni dal processo e per farle rientrare nella parte sotto controllo del processo stesso. Questo può essere ottenuto attraverso un robusto programma di problem solving sulle deviazioni che accadono, in modo che nel futuro il processo possa abbracciare sempre più casi in modo automatico senza più richiedere il tocco umano per tutte le deviazioni che dimostrano di essere oggi sufficientemente frequenti.
Svolgendo questa attività in modo ciclico possiamo irrobustire ulteriormente i nostri processi senza perdere la flessibilità di adattamento a scenari potenzialmente nuovi.

Ecco perchè Jidoka è normalmente identificato con processi automatici che si fermano se ci sono anomalie e deviazioni, in attesa del tocco umano che li possa far ripartire, decidendo se è il caso di estendere il processo automatico anche alla gestione delle deviazioni accadute.

Un differente punto di vista potrebbe aiutarci a comprendere ancora meglio il significato di Jidoka. Pensiamo ad una frequente ragione per cui le automazioni diventano difficili da implementare. Senza semplificare il processo prima di implementare l’automazione perdiamo l’opportunità di semplificare l’automazione stessa, che a quel punto rimarrà una enorme sfida, con enormi costi, enormi tempi di rientro dall’investimento ed enormi problemi da gestire una volta implementata. Ciao ciao alla flessibilità a quel punto, e talvolta pure all’automazione, che fallisce.

“Tutti sono capaci di rendere complesse le cose; ci vuole un genio a semplificare le cose complesse” Peete Seeger è uno degli autori a cui è stata attribuita questa frase, sebbene altre frasi ed approcci simili esistano.
Pensiamo a Jidoka come al modo che ha individuato la cultura Lean per dire la medesima cosa, sfruttando la parte geniale che c’è in noi per guidare le nostre implementazioni Lean verso un nuovo livello di efficacia che altri faticheranno a raggiungere a causa dei loro approcci estremamente complicati e complessi.








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