“Il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta” George Bernard Shaw

 

 Ho parecchi ricordi collezionati negli ultimi anni in cui ho sentito dire che la strategia della tal compagnia, per voce del tal presidente, è comunicare, comunicare e comunicare ancora

Mi sorprende il fatto che rimanga una strategia molto diffusa. Certe volte l’utilizzo è per fini informativi, e va bene, ma il più delle volte le aspettative sono molto elevate perchè chi comunica si attende un ritorno, che spesso non c’è.

Quello che mi chiedo è: quanto può essere vero che al giorno d’oggi il problema si possa risolvere aumentando la quantità di comunicazione? E poi, quale è il problema che dobbiamo risolvere mediante questa soluzione?

Davvero siamo guidati da leaders che credono che una nuova policy, una nuova newsletter, una nuova SOP, una nuova riunione è quello che manca per risolvere il problema?


Sarà mai possibile che, qualunque sia il problema, la soluzione possa essere quella di aumentare la quantità di comunicazioni proprio nell’era in cui di comunicazioni ce ne sono fin troppe, l’era di email, di Internet, dei media, di Youtube, Whatsapp, Viber, Sms, Mms, conference call, videoconferenze, Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta?


Fuochino…. Fuochino….. acqua.


Ho già scritto nel post intitolato “Finchè (il problema) non viene reso visibile è garantito che non verrà risolto” riguardo l’utilità di sfruttare la proliferazione delle email per individuare i processi che non funzionano; il medesimo approccio si applica anche alle altre forme di comunicazione. Non bisogna frenarle se sono troppe, bisogna eliminare la causa che le scatena. Qui addirittura stiamo dicendo che dove c’è troppa comunicazione se ne deve aggiungere di nuova per chiarire meglio il messaggio, ottenendo probabilmente l’effetto opposto. 

La sensazione può anche essere corretta, è nella comunicazione dove si possono trovare soluzioni ad alcuni dei nostri problemi, però è necessario capire quante dimensioni governano l’efficacia della comunicazione (quantità, qualità, contenuto, media scelto, target). 


Mi rendo conto che con questo post sono un po’ al limite, lancio quindi la provocazione che è la seguente: la comunicazione non è una soluzione efficace nè risolutiva.


Non lo è.


Pensate a quanti sono i casi in cui la sola comunicazione è sufficiente a garantire (!) il risultato.

Io non ne trovo molti. Anzi, vedo che quando la comunicazione è accompagnata da conseguenze, magari anche gravi e certe, allora funziona, ma quando è utilizzata da sola funziona solamente quando il destinatario ha le stesse motivazioni e gli stessi obiettivi del mandante. 


In altri termini, la comunicazione da sola funziona solamente quando non servirebbe farla.

 

Pensiamo al divieto di sosta, tanto per fare un esempio di vita quotidiana. Il cartello è una forma di comunicazione, quanto funziona il solo cartello per evitare di vedere auto parcheggiate in divieto?

Ecco quindi che bisogna introdurre le multe, ma in certi casi il costo della multa moltiplicato la probabilità di prenderla è un rischio accettato da molti. Ancora non funziona.

Si devono applicare i ceppi alle ruote, si devono implementare le lungaggini nella loro rimozione, oppure si deve prelevare l’auto con il carro attrezzi e portarla in un deposito periferico malservito dai mezzi in cui la nostra auto verrà depositata con poca cura, proprio per massimizzare i fastidi. In alcuni paesi addirittura la multa è proporzionale al reddito del trasgressore.

 

Share the pain. 

 

La comunicazione da sola funziona male. Perchè mai la soluzione di fare più comunicazione dovrebbe funzionare? Quanti altri lustri dobbiamo sprecare per capirlo?

 

Quello che molte organizzazioni continuano a fare è l’equivalente di aggiungere altri cartelli di divieto, aggiungere le linee per terra, aggiungere indicazioni e limitazioni ai cartelli di divieto, in pochi capiscono che la soluzione è quella di attaccare i ceppi all’auto, oppure prelevarla forzatamente.   

 

Manca lo “share the pain”, la condivisione del fastidio con il trasgressore.

 

Sarà mica che la comunicazione serve solo a chi la fa, per lavarsi la coscienza? Io l’ho detto quindi sono a posto, gli ho mandato la mail quindi è colpa sua se non lo fa, c’è il cartello quindi la colpa è degli altri. 

Sarà che è il momento di iniziare a capire che non è la quantità di comunicazione che fa la differenza, bensì la qualità della stessa?

 

Se comunico in modo chiaro sono più efficace di quando comunico in modo ridondante.  Se l’auto in divieto viene multata e prelevata con certezza dal carro attrezzi il 100% delle volte, non credo servano molti cartelli e righe per terra per evitare di avere auto parcheggiate in divieto.

 

La comunicazione da sola non è una soluzione, lo ripeto, prima ce ne facciamo una convinzione e prima evitiamo di illuderci e di spostare sugli altri la responsabilità dei nostri fallimenti. La comunicazione funziona solo quando si riflette nel comportamento di coloro che la ricevono; condividere un fastidio con i trasgressori può essere un buon incentivo, così come il premiarli nel caso opposto; credo che sia noto anche a chi non ha bambini piccoli in casa.

 

Chissà se nei prossimi anni vedremo cambiare la tendenza. Nel frattempo lavoriamo affinchè questo errore non accada nei nostri ambienti, e godiamoci lo show della soluzione in cerca di problema che periodicamente ci viene propinato, del continuo aumento della comunicazione, della strategia “communication communication communication”, sapendo bene, noi, che il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta.








3 Responses to ““Il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta” George Bernard Shaw”

  1. Johng195 ottobre 21, 2014 at 10:26 pm #

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