Le tre caratteristiche del talento sono…. solo una.

Non so se sia capitato a tutti di conoscere qualche persona dotata di talento, la probabilità è alta.

Il talento è, secondo la descrizione -perfettibile- di Wikipedia, “l’inclinazione naturale di una persona a fare bene una attività”.

Praticamente tutti sanno fare bene qualcosa; giustamente viene riconosciuto loro del talento nel momento in cui raggiungono con una certa facilità (1, inclinazione naturale) risultati superiori alla media (2, fare bene).

Ciò che non è esplicitato a sufficienza nella definizione di Wikipedia è che non basta fare bene qualcosa una volta sola, il talento prevede una certa ripetibilità (3, consistenza) nell’ottenere con facilità buoni risultati. Ottenere buoni risultati in maniera del tutto casuale non è talento, è fortuna, o meglio, casualità, giusto?

Il talentuoso ottiene ripetutamente un certo risultato (buono) spendendosi in uno sforzo apparentemente inferiore alla media (inclinazione naturale) in condizioni sufficientemente simili tra loro, anche se non identiche. Le simili condizioni sono alla base del ragionamento in quanto nessuno metterebbe in discussione il talento di Pelè vedendolo giocare male a basket: il contesto in cui si esprime non è più sufficientemente simile al suo contesto preferito. Per dirla alla Einstein, non possiamo giudicare le abilità di un pesce da quanto è capace di arrampicarsi sugli alberi.
Pertanto, ci saranno sempre casi in cui potremo osservare il fallimento del risultato o la mancanza di naturale inclinazione nel raggiungerlo, soprattutto quando il contesto in cui il talentuoso si esprime muta sufficientemente.

Cosa permette di ottenere una certa ripetibilità dei risultati in un contesto relativamente poco mutevole?
Molto spesso un solido processo basato su alcuni standard sta alla base di una serie di risultati ripetibili in un ambiente sufficientemente stabile. Inoltre, affidare ad un processo standardizzato l’avanzamento delle fasi di una attività permette di economizzare gli sforzi volti raggiungere l’obbiettivo. La standardizzazione permette di ottenere una certa ripetibilità nei risultati e di valutare eventuali aggiustamenti di tiro.

Abbiamo tutte e tre le caratteristiche che cerchiamo.
Il processo standard ha però il difetto di non essere adatto ad ogni mutazione esterna; oltre un certo limite il processo deve essere modificato o migliorato, per continuare a supportare la bontà e la consistenza dei risultati.
Stesso difetto che ritroviamo nel talento.

La sovrapposizione tra talento e capacità di seguire un buon processo risulta essere molto, molto forte. Il che significa che i talentuosi in realtà seguono un processo che li porta ad ottenere consistentemente buoni risultati, sia che lo facciano in modo inconscio oppure no.

Seguire un processo affidabile costituisce l’unica caratteristica necessaria per dimostrare talento, inclusa l’educazione al movimento che un ottimo processo di apprendimento può impartire. Non diventeremo tutti dei Pelè in quanto molti di noi raggiungeranno i propri limiti, ma svilupperemo molti più talenti di quanti ne possediamo.
Potremmo addirittura trascurare le altre tre caratteristiche che, a questo punto, assomigliano più a delle conseguenze piuttosto che a delle caratteristiche di partenza.

Pertanto è meglio scegliere la collaborazione di un talentuoso consapevole piuttosto che di uno inconsapevole. Il motivo? i primi hanno una chiara percezione che seguire un metodo e monitorarne i risultati è garanzia di continuità, adattabilità e consistenza. I talentuosi inconsapevoli, invece, corrono il grosso rischio di credere che basti la loro “magica presenza” e non lavorano al processo che li sta favorendo. Se pensate alle capricciose primedonne di alcuni contesti sportivi sono certo che capirete cosa voglio dire. Scegliere di collaborare con i primi ha anche il vantaggio di costare meno: purtroppo la percezione che dietro ai buoni, costanti e facili risultati ci possa essere un processo diminuisce di molto il valore di mercato di chi i risultati li ottiene.
Non c’è più magia.

Avete esempi di talenti famosi che vogliono apparire inconsapevoli per tenere alto il loro valore di mercato ma che in realtà consapevoli lo sono e svolgono un ottimo lavoro sui loro processi, incluso il processo di apparire inconsapevole? A me viene in mente Valentino Rossi, tanto per citarne uno….










3 Responses to “Le tre caratteristiche del talento sono…. solo una.”

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