L’imprenditore

Stavo parlando con un imprenditore che, pur essendo in un momento difficoltà (come può capitare a chiunque debba guidare con responsabilità una organizzazione), non aveva pienamente sposato la scelta di parlare con me del suo problema. 

Nonostante questo il colloquio era stato organizzato e le mie domande stavano ricevendo risposte, incomplete dal punto di vista verbale, ma molto esaustive in quanto completate dal suo atteggiamento, diffidente.

 

Mi ero presentato come un “non consulente” quale effettivamente sono, e questa era stata la chiave per farmi ricevere e probabilmente costituiva nello stesso momento anche la fonte di dubbi che lo attanagliava: “ma questo che vuole?”

 

Domanda retorica, il motivo era chiaro, dargli una mano a risolvere il suo problema, ma l’estrema semplicità di un obbiettivo così diretto e sintetico scatena spesso delle diffidenze iniziali. 

 

Conosco questa resistenza quindi tiro dritto per passare oltre.

 

L’atteggiamento dell’imprenditore era quello di attribuire colpe in maniera diffusa a tutta una serie di soggetti, a partire dalla politica e dal fisco, per arrivare alla concorrenza globale, per finire con le critiche ai propri collaboratori. 

 

Situazione tipica di chi non vedendo bene il proprio problema, ascolta cosa si dice in giro ed interiorizza le convinzioni che sia veramente lamentandosi per “luoghi comuni” che si possa sperare che cambi qualcosa. Il risultato ovviamente non cambia in quanto non cambia realmente il modo con cui si affronta la situazione, anzi, si prepara ad arte terreno delle giustificazioni e del “non dipende da me”. Una magra e fasulla consolazione.

 

Nel momento in cui stavo chiedendo lumi sulle idee che aveva già analizzato, situazione anche questa molto tipica in cui mi stava dimostrando di valutare idee veramente distanti l’una dall’altra, scollegate tra loro, e quindi scollegate dalla realtà e dal problema (ignoto), un suo collaboratore ci interrompe dicendo che grazie ad un investimento che avevano individuato avrebbero potuto migliorare la situazione, ottenendo un facile quanto errato “ok, facciamolo” da parte dell’imprenditore.

 

Occasione d’oro per farlo riflettere su un aspetto fondamentale: in che modo stava misurando il suo problema?

 

Alla mia domanda non ci fu risposta, egli tentò di spiegarmi tutta una serie di evidenze del fatto che qualcosa non andava nel verso giusto, senza essere tuttavia in grado di dire con lucidità quale fosse il verso giusto e quanto si dovesse procedere in quel verso per recuperare la situazione. 

 

Lo saprà il collaboratore, così convinto di avere trovato una soluzione?

 

Una verifica veloce, richiamando il collaboratore, ha dimostrato che, no, nemmeno lui sapeva cosa stava facendo in modo misurabile, conosceva solo il costo diretto di una soluzione che non aveva un ritorno atteso e misurabile, una di quelle soluzioni che amo definire “soluzione in cerca di problema”. Non era quello in momento storico per l’imprenditore di lasciar fluire risorse in soluzioni in cerca di problema. Lui doveva capire il problema, non tentare soluzioni.

 

Fu facile dimostrare che un aiuto metodico alla ricerca di una maggiore lucidità di analisi era la chiave. 

 

Ci vollero un paio d’ore per farlo lavorare al proprio problema:

- rendendolo misurabile, perché un problema non misurabile non è un problema risolvibile

- rendendolo visibile, perché un problema non visibile non è risolvibile

- rendendolo analizzabile, perché senza un’analisi ogni soluzione pare essere quella buona, e si perde solo tempo

- senza incolpare nessuno, perché dare colpe è il preambolo dell’avere ottime scuse ma zero soluzioni

- rendendolo risolvibile, perché se non si individua la vera causa non si può affrontare

- rendendo la soluzione duratura, perché se non si conosce il modo per rendere efficaci le soluzioni le soluzioni non funzionano.

 

Non ci fu bisogno di rivederci molte altre volte, se non per misurare i progressi veloci nel risolvere il problema. 

Lo rividi dopo alcune settimane quando lanciò il training su Applied Problem Solving per i suoi collaboratori, in cui feci io la docenza, perché ormai il nuovo mondo che gli si era aperto lo aveva reso incontenibile, voleva recuperare il tempo perso.

 

All’apertura del corso su come applicare il problem solving disse: “Il motivo per cui siete qui è per imparare a diventare Leaders. Leaders non sono coloro che ignorano i problemi e nemmeno quelli che li risolvono quando ormai sono scoppiati. I Leaders sono coloro che sviluppano la capacità di prevenirli con metodo”

 

Capii che aveva studiato Arnold Glasow, e che il suo percorso di formazione lo aveva già portato in una nuova dimensione, quella in cui non ci si lamenta ma si agisce lucidamente per risolvere i problemi; voleva diventare il Leader che aveva appena descritto al suo team.

One Response to “L’imprenditore”

  1. najlepsza gra strategiczna online luglio 14, 2014 at 7:23 am #

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    It’s difficult to find experienced people in this particular topic, but you sound like you know
    what you’re talking about! Thanks

    Antoine

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